La Diagnostica Ecografica, di Dottor Rosario Gulizia

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La diffusione di tecnologie di nuova generazione basate sull'impiego degli UltraSuoni ha permesso di introdurre l'idea di uno strumento capace di trasformare il vecchio esame obiettivo, la "visita medica" basata sulla classica palpazione e auscultazione, dotando il "medico" di uno strumento innocuo, ripetibile, trasportabile anche a letto del paziente, poco costoso, per vedere quegli organi, quei tessuti, quelle stesse lesioni o patologie che si "deducevano" con l'intuito e la percezione mediata dallo stetoscopio, attraverso le immagini ricavate dalla loro ricostruzione ecografica.                Oggi l'ecografia non è solo una metodica abile ad identificare la presenza di un calcolo colecistico, od una calcolosi renale (e le sue conseguenze, la idronefrosi), una lesione focale addominale, una cisti tendinea o uno stato infiammatorio dei tendini, un' ernia inguinale-ombelicale.   Essa grazie all'ausilio di supporti come l'Eco (color) Doppler  è in grado di caratterizzare i linfonodi ingrossati, o definire alterazioni funzionali degli organi contribuendo a stadiare un’insufficienza renale o la funzionalità di un rene trapiantato, un rene policistico, uno scompenso emodinamico da cirrosi epatica, una stenosi carotidea e la sua severità sulla circolazione cerebrale , lo studio dell' ipertensione arteriosa, di un aneurisma aortico, la classificazione dei noduli tiroidei o delle fasi di attività clinica delle tiroiditi autoimmuni (Hashimoto vs M.Basedow Graves).       Un capitolo a parte è rappresentato dall' Ecocardiografia  e dalle sue applicazioni nello studio morfologico e funzionale del cuore in corso di endocarditi infettive, di cardiomiopatia dilatative o restrittive congenite o secondarie a disfunzioni valvolari, ipertensioni arteriose, miocarditi    L'introduzione poi di nuove risorse tecnologiche come la High Resolution, software intelligenti capaci di "pulire" l'immagine esaltando la definizione ed affidabilità della ricostruzione anatomo-patologica,  consente di identificare patologie di difficile valutazione con il supporto ecografico tradizionale come una diverticolosi (diverticolite)  od una malattia infiammatoria cronica dell'intestino (Crohn o Rettocolite ulcerosa), un più facile studio delle lesioni focali addominali, dall'epatocarcinoma alle metastasi epatiche , dall'ascesso epatico alle cisti da echinococco, dagli angiomi epatici, adenomi ed iperpasie focali nodulari ad una cisti od angioma, un adenocarcinoma renali, lesioni spleniche , le cisti biliari, la diagnosi di una appendicite acuta, un' ipertrofia prostatica  od un varicocele, una lesione testicolare.  
L'impiego di questi strumenti tecnologici a disposizione dei più diffusi e moderni macchinari in commercio offre risoluzioni così fini da permettere, ad esempio in corso di gravidanza, non solo il suo accertamento dimostrando la presenza dell'embrione ma  anche la ricostruzione morfologica e funzionale degli organi in sviluppo nel feto(ecografia morfologica od ostetrica, anche attraverso le ricostruzioni ecografiche in 3D) e delle patologia ginecologica (fibromatosi ed endometriosi, cisti ovariche e poliposi endometriale, l'ecografia transvaginale.        Mentre nell'ambito delle patologie d’interesse ortopedico, permette una ricostruzione  degli stati infiammatori  o delle lesioni anatomiche dei tendini con definizioni che si approssimano a risoluzioni da Risonanza Magnetica, permettendo così una fine stadiazione  delle patologie degenerative, le periartriti, e le lacerazioni della cuffia dei rotatori) della  spalla  o del tendine achilleo , le fasciti plantari od una fibromatosi plantare  (ad esempio  in presenza di una spina calcaneare o del Morbo di Haglund , del ginocchio (tendinopatia rotulea e meniscopatie, cisti di baker)   o dell'articolazione della caviglia (distorsioni e lesioni dei legamenti)      E questi stessi strumenti hanno enormemente incrementato la capacità d’identificare lesioni di piccole dimensioni (inferiori ai 2 mm) sia in ambito ortopedico (patologie mio-tendinee traumatiche, lo strappo muscolare , e forme cronico-degenerative con o senza microlacerazioni tendinee, le trocanteriti  ed i neuromi di Morton e di Hauser , la gotta e/o l'artrite reumatoide) sia ad esempio nel follow up oncologico mammario  e degli organi addominali (fegato e milza in particolare) e dei noduli tiroidei (adenomi e gozzo, carcinomi) e paratiroidei , delle ghiandole salivari (scialoadeniti, scialolitiasi, adenomi e Warthin) , di organi e strutture in passato poco definite e mal esplorabili come il pancreas e le vie biliari (colecisto e colangiopatie, pancreatopatie tumorali ed infiammatorie) tali da aumentare la resa diagnostica di questo strumento spesso solo propedeutico ad altre risorse diagnostiche, ivi compreso agoaspirato tiroideo   e agobiopsia mammaria 
 
Non stupisce, quindi, perchè oggi l'Ecografia non è più solo una metodica utile a "vedere" le lesioni focali, siano esse benigne o maligne, viscerali e dei tessuti molli (endometriosi, fibromatosi tipo Dupuytren, metastasi e lesioni della pelle, lipomi) ma anche a classificarle con una sempre maggiore accuratezza.
      Un grande passo avanti della moderna diagnostica ecografica è rappresentata dalla possibilità che le lesioni, oltre ad essere identificate, pregio della "vecchia ecografia", possano anche "essere riconosciute" e caratterizzate per quello che sono. Ciò grazie a nuove tecnologie come l'ElastoSonografia  delle lesioni  mammarie (fibroadenomi vs. carcinomi duttali) e dei noduli tiroidei, capace di discriminare il diverso grado di durezza delle lesioni tumorali rispetto ai tessuti normali ed alle lesioni benigne. 

O ricorrendo all'esplorazione delle differenze di vascolarizzazione tra lesioni benigne e maligne, messa in evidenza mediante l'ecografia con i mezzi di contrasto  delle lesioni epatiche (gli angiomi e le metastasi, gli epatocarcinomi e gli adenomi, le iperplasie focali nodulari), renali (adenocarcinomi ed angiolipomi), pancreatiche (gli adenocarcinomi) o linfonodali (differenziazione di linfonodi infiammatori da quelli neoplastici), mammarie (cancro mammario) che in passato abbisognavano, dopo la "detection" ecografica, d'esser  studiate da metodiche "pesanti" come la TAC o la Risonanza Magnetica o della biopsia.
   
Altra interessante novità tecnologica è rappresentata dal FibroScan , un supporto oramai essenziale nella gestione dei pazienti con malattie croniche del fegato  (da epatite virale, alcolica od autoimmunitaria, da sindrome metabolica - le famose steatosi epatiche e le più temibili steatoepatiti o NASH. Forme degenerative o da accumulo, tra le quali le emocromatosi,  colangite sclerosante) per la capacità di stima e predizione prognostica della loro severità nella storia clinica del paziente. Identificando la degenerazione fibrotico-cicatriziale dovuta a ciascuna di queste condizioni morbose del fegato, grazie ad una sorta di tele-istologia, il FibroScan ha dimostrato di poter sostituire la biopsia epatica tradizionale  con livelli di accuratezza diagnostica pressochè sovrapponibili.

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